Saluti da Vercelli

scrive nella presentazione Luisa Facelli in modo poco convenzionale: tutto un crescendo, intrusioni a grafemi, decori di scrittura, timbri, francobolli e quant'altro alluda al genere cartolina, schivando però la trappola del recupero grafico del solito repertorio d'antan, con il suo armamento inutilmente di moda. Ora questa operazione raffinata ha ben poco da spartire con il banale vedutismo da cartolina, dal momento che una consapevolezza sentimentale forte dà corpo al progetto: punta a cogliere una città riposta tra le pieghe dell'anima, dove l'occhio - con gusto architettonico - accumula, fino a stiparsi, particolari visti milioni di volte, eppure guardati con quotidiana disattenzione.