Filippo Biagioli

La critica d'arte Luisa Facelli scrive di lui: "Di Filippo Biagioli piace l'originalità con cui gioca le sue carte vincenti in una sorta di omaggio all'opera di quel geniaccio di Basquiat. Un lusinghiero accostamento. Dell' esperienza artistica newyorkese degli anni Ottanta, prese le distanze dalla Pop Art e dall'arte concettuale, la lezione stilistica più feconda è quel neoimpressionismo di cui il pittore di Brooklyn fu personalità di spicco. Ora le suggestioni più intense trasmesse dalle tele di Biagioli discendono da quella cultura, nel senso lato del termine: vi si ritrova il quadro di riferimento del graffitismo, il ritorno alle immagini simboliche ed archetipiche espresse in un "primitivismo" di stampo onirico, visionario, ma al tempo stesso morale nei confronti di un universo depredato e degradato naturalisticamente e umanamente. Di questo giovane artista toscano sarà bene interpretare l'uso singolare dei grafemi: la parola scritta non è puro significante, tant'è che sfugge al decorativismo riempitivo dei modelli americani, invaso da una comunicazione grafica a stampatello, così fitta da risultare antinarrativa e spaesante. La scrittura di Biagioli è più sobria, quasi didascalica, mai autoreferenziale però: indica cose, animali, persone, concetti, con l'inventiva, la freschezza assoluta del mondo infantile, in cui "l'immagine alfabetizzata", cioè il disegno corredato di parola, diviene un linguaggio. Il fatto che Biagioli parli di "Analphabetic Art", credo voglia dire questo. E i grafemi? Un lontano sapore etrusco (consonanti e vocali con le lamine di Pyrgi nel dna...) a dirla lunga sulle ascendenze culturali conscie e inconscie: insomma cittadini del mondo, ma con radici ben piantate. Infine omaggio al colore: forsennato di sfondi meravigliosamente gialli, verdi, blu quando Biagioli ci fionda nella sua zoologia reale o fantastica ("Evolution AD", "Cacciatori di frodo"), con una energia incontenibile, percepita attraverso le colature e il reticolo segnico impregnante la tavola o la tela; black and white, talora, la dimensione coloristica dei volti umani, vuote occhiaie in cui l'ombra di Munch si annida dietro la sagoma urlante di una maschera antigas. Messaggio ricevuto. Forte e chiaro. Non disperante però, finchè il suono saprà ancora farsi musica ("Musicista") e mongolfiere, velivoli, pipistrelli troveranno ancora chi saprà immaginarli mentre si contendono il cielo. Che è di tutti. Stampato in faccia anche a quegli attoniti tenerissimi adulti, eterni adolescenti coi capelli sparati da cartoons, cui Filippo Biagioli ultimamente si affida, in quanto artista". Durante il vernissage si esibirà un gruppo di giovani musicisti (under 16) composto da Enrico Carenzo, Edoardo Greco e Piero Locatelli, i "blues bluse" che proporrà brani blues e jazz.