Egidio Castelli

"Nei lavori di Egidio Castelli la riconoscibile cifra empatica con l'espressionismo astratto, di Pollock in primis, ne rimarca anche la prepotente originalità. Così ribollenti e sontuosi come sono, essi sprigionano una tentacolare energia psichica, più che attorcigliata su se stessa, pronta a svelarsi nel codice della pittura. Insomma, la disordinata concitazione interiore, diviene infine ordinata materia. Una gran bella scorribanda quella di Castelli, nei territori dell'action painting; confine varcato con raffinata cultura, giusto quel tanto che basta per elaborare una propria grammatica formale e un linguaggio spregiudicato. Un'ipnotica tela di ragno alle prese con sghembe false geometrie, incrostazioni agglutinanti, colature leggere, graffi, grate (talvolta reticoli a quadrettature esatte, poi un varco aperto, - forse una via di fuga?- ... ). Esplosione vorticante di colore, perfino nel bicromatismo di una tela in bianco e nero: caos indecifrabile, forse, com'è la realtà stessa del mondo, ma proprio come quella, smagliante continuo centrifugo e centripeto stordimento sensoriale. Perché è lì, dove più incandescente è lo sforzo di estrarre dalle proprie braci il prodigio del processo creativo, che tutto deve essere tentato e dunque tutto è lecito. Che gli acrilici si mescolino e si alternino agli oli, ai pigmenti, all'acqua, ai polimeri e a quant'altro; in modo analogo i supporti: una sventagliata di materiali diversi, d'avanguardia e tradizionali, senza disdegnare la consuetudine della tela. Il caos di Castelli in realtà è un'organica consapevole euforia di segni. Ancora una volta ciò che differenzia ogni nuovo artista nel marasma di tecnologie e nell'ingordigia di modernità che ci pervade, continua ad essere la peculiarità con cui riesce ad esplicitare e a rendere condivisibile il proprio labirinto emozionale. In sembianze figurative o decisamente astratte, come in questo caso. Castelli, con trame nervose perfette, concentra pittoricamente molteplicità espressive inesauribili, con remissione liberatoria. Si tratta di una visione che è anche visionarietà, se si vuole, essendo la magia del processo artistico sempre ammantata di mistero. Continui pure ad indagare oltre, chi pensa di potere, prima o poi, ragionevolmente venirne del tutto a capo".