Velario

"C'è nell'opera di Augusta Bariona un richiamo costante al segno dei tempi: violenza e sacralità dominano la scena. I rossi accesi e gli arancio contendono il primato al viola, colore prediletto, per eccellenza penitenziale e liturgico; i blu notte, i neri, ma anche i rosa carnali, parlano il linguaggio di una fisicità intensa, in coraggiosa ammissione all'oscurità insidiosamente acquattata in fondo ad ognuno. Nella vocazione astrattista di Augusta Bariona l'ombra leggera di una religiosità laica: alla trasparenza delle carte veline, viene consegnato infatti il racconto di sé; attraverso il privilegiato mezzo di comunicazione, esso diviene quindi racconto di ciascuno di noi, del nostro rapporto con il mondo, se ci si riconosce nella umana necessità di convivere con lo scandalo della morte. L'arte astratta di Augusta Bariona testimonia tutto questo. Con allegro dolore: perché l'ossimoro con cui definirei il suo "velario" esorcizza l'idea terribile con il gesto esuberante e vitalissimo d'allegria creativa... ...Si tratta di domandarsi che cosa muova il gesto-segno di nascondere, ricoprire, lasciando intravedere a sprazzi, con flash di luce, non l'intero iter, ma almeno alcune linee del tracciato generale, insomma della trasformazione avvenuta: tutto questo risponde allo svelamento di un processo. La valenza espressiva rimarca il mutamento di sè, della propria crescita umana e artistica. Come se in Augusta Bariona donna e artista vi fosse un costante bisogno di mettere ordine in un mondo interiore ricco, variegato di umane esperienze consapevolmente dolorose. La carta spesso si accartoccia, infatti, si stropiccia su se stessa, in una sorta di moderno crumplage vagamente alla Novák: rughe, ferite, attraverso la leggerezza delle carte, in un'esplosione cromatica suggellano in perfetta metafora percorsi iniziatici e esperienze psichiche."