Radiografia di un Analphabeta

Paola Bertolazzi ha ripreso, ampliandolo, il precedente impegno che Biagioli aveva tenuto ad Agosto con una significativa Mostra a due con Gianni Caruso. Allora erano state presentate 35 tele di dimensioni 20x20. Il 29 novembre saranno esposti oltre 100 lavori, sempre di piccole dimensioni e, soprattutto, i suoi rarissimi 10x10 su tela a brandelli. Di lui scrive il critico Luisa Castelli : “Biagioli è Biagioli: sempre divertente, svagato, visionario, in odore di neoespressionismo da Factory newyorkese germogliata in quel di Pistoia. All’imprinting di ieri oggi va riconosciuta però un’evoluzione e una consapevolezza in più, anche se le cifre stilistiche dal segno facilmente decifrabile e il cromatismo vivace sono gli stessi. Deliziose opere di piccolo formato 20X20, o giù di lì, di un artista in cui vita/temperamento/arte coincidono senza sforzo e se conoscono l’onda d’urto del successo la cavalcano allo scopo di crescita.” E ancora :” Raffinate colature illuminano infine i fondali di alcune tele su cui ancora si agitano stralunati personaggi da cartoons oppure sagome irruenti uscite dai graffiti. Ma è una poetica ormai matura, lontana dagli spray. Mano, tecnica, gusto a tratti vagamente surrealisti. Su tutto, grafema costante, la parola. In forma di scrittura reale, diaristica. Appunto, senza pedanteria. Decoro sapientemente sgangherato, anticalligrafico. Filippo è Filippo: insomma, bisognerà tenerlo d’occhio.” Per l’occasione è stato stampato un piccolo catalogo in 99 copie numerate (ognuna firmata dall’Artista) arricchito da una preziosa presentazione di Raffaele Bozzi “…Il fatto che le opere d'arte di Filippo si librino nel loro mondo fantastico ed illusorio non significa che esse non abbiano rapporti con la vita. Le loro forme sono radicate nei ritmi vitali del processo organico, nascita, sviluppo, declino, morte e contemplano gli umani sentimenti del vivere, tristezza, paura, gioia, dolore, stupore. La separazione dei dipinti e delle sue opere d'arte dalla realtà non le priva di un significato intellettuale né le riduce ad una pura occasione di reazioni nervose. Il pensiero che in esse è racchiuso assume valenza di simbolo e pertanto, è quasi inesauribile…” “…Chi osserva la pittura di Filippo tenta di interrogare ingenuamente il proprio senso, la sua cultura appresa con l'istruzione dalla società in cui è vissuto, i suoi miti, i suoi ritmi come se veramente le figurazioni volessero dire qualcosa e come se il senso, il significato reale potesse essere afferrato mettendo a fuoco nelle sue pupille le immagini. La pittura di Filippo è "no sense", eppure il nostro "non sapere" ci affascina….” “…I quadri di Filippo sono amuleti e maschere per evitare la perdita del nostro IO. Noi crediamo che il linguaggio di un bimbo sia analfabeta, forse sarebbe più giusto chiamarlo "non condizionato". Nel caso del Biagioli, è provocazione, sberleffo, sfida. La paura è verso se stesso ed il coraggio lo acquista nella sfida da portare agli altri. Dopo una prima fase di sofferenza, di ansia la sua pittura rappresenta la sfida, il gioco dell'artista che "sa" a coloro che "non sanno". Forse la sua sfida è nata inconsciamente, come bisogno culturale, sublimazione Freudiana ad episodi della sua vita, ma nel tempo in tutte le sue opere affiora una consapevolezza che non tiene a mostrare ma di cui comincia a rendersi perfettamente conto. Come abbiamo già detto, la sua figurazione manca di effetti decorativi per assumere valenza di icona propiziatoria, quasi a ricordare le antiche pitture rupestri che lo sciamano disegnava per materializzare la speranza di una buona caccia, oppure come le maschere rituali della Paupasia e di altri popoli "primitivi". La maschera supera le debolezze, l'incertezza e l'inadeguatezza del singolo, diventa simbolo, forza, feticcio, talismano collettivo. Filippo Biagioli è lo sciamano che dipinge le figure augurali per il futuro dell'umanità.”