LA STANZA DELLA POP ART

LA STANZA DELLA POP ART Sempre piaciuti i palindromi. E “POP” più di tutti. Breve, onomatopeico: ti aspetti che scoppi sulle labbra, mentre lo dici, come un pallone di chewingum. Un’esplosione impertinente (“non si mastica il chewingum, sputa quel chewingum”…). Americanissima provocazione senza tempo, irresistibile come i jeans e la sensualità di Marilyn, o come la Coca Cola. Insomma “Popolare”, contro l’espressionismo astratto. Già. Che invenzione geniale il Pop, che soprattutto dall’America degli anni Cinquanta, a macchia d’olio, ha raggiunto l’Europa consacrando in forma d’arte, linguisticamente, l’universo del quotidiano, dissacrandolo e riproducendolo per quello che era ed è, ovvero una società dei consumi. Oggi il Pop tiene ancora il passo? Nella musica, nella poesia, nel cinema, nello spettacolo, nel costume, per contaminazioni e varianti, in modi e forme disparate, sempre tra cultura alta e cultura popolare, tra media e pubblicità, ma sì, sì, è vivo e vegeto. Questa mostra, rende omaggio, dunque, alla Pop art con opere di due artisti significativi o per averne incarnato, storicamente, lo spirito più autentico o per saperne interpretare, oggi, alcune suggestioni. L’Andy Warhol delle serigrafie, i multipli forse più famosi: da osservare, ora, con nostalgia e con qualche rimpianto - stante l’improntitudine cinica di questi nostri tempi - anche per la sincerità spregiudicata con cui Warhol dichiarava il valore “commerciale” della sua arte come vera forza creativa. Con un distacco emotivo e sentimentale che scandalizzava. Poi Marco Lodola che dal pop trae molta vena sperimentale, anche riguardo ai materiali, ammantando le sue figure di leggiadra leggerezza nella tridimensionalità colorata del perspex. Figure senza volto (come senza volto sono gli uomini col cappello di Magritte). Eppure siamo noi, ci riconosciamo: eccolo il nostro mondo di ogni giorno, tra oggetti di uso e sogni che si accendono e si spengono, come nelle luminose opere al neon. Nelle quali si danza ancora, come in un film americano dei tempi d’oro o in una trasmissione televisiva di moda, con abiti fluttuanti; si vive il rombo di una motocicletta, ci si atteggia con pose da talk show. Donne con chiome morbide sulle spalle, uomini elegantissimi. La condizione della nostra società è la continua spettacolarizzazione di ogni gesto, in un mondo di replicanti, caratterizzato da quella che D’Agostino ha definito come “l’estetica della plastica”, dai contorni artificiali. Lodola sapientemente riesce a stigmatizzare questa deriva, con originalità rigorosa. Inossidabili, come le emozioni che li generano. Anche se certe volte ci convinciamo che ormai esse non facciano per noi. Proprio come i sentimenti. O come la poesia. Naturalmente quella pop: “hai visto più cartoni che tramonti// carezzato più pelouche che fili d’erba// a merenda il latte e il cioccolato// uscivano fuori da un cartone colorato” (Francesca Genti, Bimba urbana). Luisa Facelli