LA STANZA DI ALDO MONDINO

LA STANZA DI ALDO MONDINO Un vortice di tonache bianche, schiuse a corolla, incardinate su di un perno come trottole: eccoli, i dervisci, dalle estremità invisibili. Danzano sfidando la forza di gravità secondo un rituale tramandato, nei secoli, in quell’Anatolia medievale dei Selgiucidi, dove nacque. Uno dei patrimoni della cultura turca, ammirato a Konya anche da Aldo Mondino. Al punto da dipingere i dervisci in molti oli su linoleum di varia grandezza. Attraverso le opere di ispirazione orientalista, essa ne ripercorre alcune peculiarità. Nel caso dei sufi in preghiera, la percezione pittorica di Mondino, suggerita da ogni movenza, modifica la prospettiva, come da angoli visuali privilegiati. La realtà fisica del quadro esalta le posture, nella composizione dei cerchi ora concentrici ora dilatati, proprio come accade sul luogo reale dell’esibizione... ...Ora, ritornando allo specifico delle opere, va detto che la Turchia ha spalancato all’artista il suo più smagliante gran bazar: il repertorio di Turcata rivive e fa rivivere l’atmosfera dell’esotismo, ma per sintassi e linguaggio espressivo Mondino vi attribuisce molto di più di ciò che caratterizza un viaggio memorabile: piuttosto l’inizio di un più eccitante itinerario. Allora ecco, alcune delle tappe: le scarpette arabe, deliziosi pastelli verticali su carta tutti dedicati alle Babouches, talora gialle Babbucce di banana. Nell’allitterazione ritmica di vocali e labiali, il divertimento di uno scioglilingua. O un più colto non sense, sull’onda di altri probabili riferimenti fonetici, letterari, culinari, chissà, (nella gara delle supposizioni ciascuno tenti qualche azzardo: Ali Babà? Kebab? Altro? A Mondino è sempre piaciuto stuzzicare il suo pubblico…). E poi ancora, da vedere, gli Iznik, nati dall’apprezzamento per i motivi decorati delle ceramiche turche della città di Iznik. Talmente irrinunciabili nella loro multiforme ricchezza da dovere essere ricreati, smalto su vetro, con una tecnica d’invenzione dell’artista; in seguito, a volte, anche dipinti su carta. Le opere di Turcata sono quindi una cerniera ideale: Occidente e Oriente combaciano a meraviglia, tra le scottanti contraddizioni del nostro tempo. Ironico e provocatore, eclettico e divertente, dissacratore pacifico e innocente come un bambino. Fino all’ultimo, innamorato della bellezza che genera bellezza. Lui, Aldo Mondino, gran suggeritore di fantasie. Luisa Facelli