Massimo Campigli

Dal sito www.sellarte.it Berlino, 1895 - Saint-Tropez, 1971. Pittore di sottile e ricchissima cultura, Massimo Campigli (all'anagrafe Max Ihlenfeld) fa dell’apparente “facilità” di stile una cifra linguistica. Il che, se per un verso gli procura un immediato e persistente successo di pubblico, di contro circonda la sua figura di un alone di sospetto da parte dell’Avanguardia “impegnata”. Allo sguardo di oggi però, proprio quel volersi porre al riparo dalle polemiche cronistiche dell’arte alla ricerca di un proprio domestico e strepitoso “sublime”, appare quale l’elemento di maggiore ricchezza. Residente a Milano già nel 1907, entra nel mondo della cultura italiana come giornalista e collaboratore a riviste quali “La Letteratura” di R.Simoni e “Lacerba”. Scopre la sua vocazione alla pittura (cui era rimasto estraneo, nonostante avesse frequentato, prima della guerra, l’ambiente futurista), nel '19, quando, come corrispondente del “Corriere della Sera” viene inviato a Parigi. Dopo aver esposto nel '23 a Roma alla Galleria di A.G.Bragaglia nel '26 forma con De Chirico, De Pisis, Paresce, Savinio, Severini e Tozzi il gruppo dei “Sette italiani di Parigi”,in rapporto diretto con il gruppo di “Novecento”, alle cui mostre milanesi (1920 e 1929) anche Campigli partecipa; nel '27 espone a Dresda, nel '28 alla Biennale con una sala. In questo periodo Campigli si mostra sensibile al purismo formale di Ozenfant e Janneret, e al Picasso dei periodi blu e rosa, con scelte plastico-monumentali di tipo novecentesco: come testimoniano le “Cucitrici”, “Le Acrobate”, “Gli Zingari”. Il '30 rappresenta un anno chiave per la sua pittura: ispirandosi a modelli egiziani, etruschi, pompeiani, e rifacendosi alle sue precedenti scelte di ordine compositivo, egli sviluppa un repertorio di forme, per lo più femminili, schematizzate, ieratiche, frontali. Valendosi della innata capacità di comporre, rielabora forme arcaiche di ogni estrazione, con gusto che oscilla tra l’ironico e il metafisico. “Presiede a tale processo elaborativo una tendenza molto nordica all'introspezione, uno spirito critico e analitico molto prossimo a quello ebraico, equilibrato da un'intatta innocenza, dalla gravità di un bimbo che gioca, da un ottimismo chiaro, da un gusto delle cose serene e ordinate” (Courthion). Il suo colore è quello dell'affresco antico; qualcuno, mettendone in evidenza le doti di decoratore (affreschi della Triennale di Milano, del 1933; della Società delle Nazioni, a Ginevra; della Facoltà di lettere, a Padova) sostiene che Campigli è più illustratore che pittore per il “suo sapore spiritoso, un po’ artificioso, divertente e modernissimo” (Brizio); e ottimi sono i risultati ottenuti in questo campo: 12 litografie per le “Georgiche”,1935; altre per il “Milione”, 1940; ma come pittore è ben altro che “un bustaio rinchiuso tra le sue piccole prospettive sceniche e immischiato nella pasta croccante dei suoi colori biondi e gessosi”.

 

OPERE UNICHE

Senza Titolo
Massimo Campigli
  • Tecnica mista su tavola
  • 8000 €
 

OPERE MULTIPLE

Le due donne
Massimo Campigli
  • Acquaforte
  • 450 €
Idolo
Massimo Campigli
  • Acquaforte
  • 400 €